Forza Viola - 
Storia | Club
06 ott 26 / 16:32

Forza Viola

Il 6 ottobre 1929, sul terreno dello stadio di via Bellini, la Fiorentina faceva il suo esordio stagionale nel primo campionato di Serie B a girone unico. Quella domenica d’autunno segnò un punto di svolta nella storia del club: per la prima volta in una gara ufficiale di campionato, gli undici titolari scesero in campo con il giglio rosso ricamato sul petto ma avvolti da una nuova divisa. La Fiorentina diventava a tutti gli effetti la “Viola”.

La decisione di abbandonare i vecchi colori societari arrivò all’indomani della retrocessione maturata al termine della stagione precedente. Serviva una rottura netta con il passato e un segnale per ricompattare l’ambiente eliminando ogni possibile tratto divisivo: il bianco del Club Sportivo Firenze e il rosso della Palestra Ginnastica Libertas rievocavano la vecchia divisione tra le due società, perciò andavano fusi in un'unica entità.

La Fiorentina, in linea con lo spirito cittadino, scelse di andare controcorrente optando per una tonalità inconsueta. Il viola è un colore dai molteplici significati e tradizionalmente, in Europa, bandito dal mondo dello spettacolo a causa di una superstizione risalente al Medioevo, legata ai paramenti sacri della Quaresima. Poiché in quel periodo dell'anno le rappresentazioni pubbliche e i teatri venivano sospesi, gli artisti cominciarono ad associare quel colore alla penuria e alla sfortuna. Per il club gigliato, tuttavia, l’adozione del viola agì come una liturgia di rinascita, che doveva archiviare l'amarezza della retrocessione.

Sul piano ottico, il viola non è un colore spettrale puro: non corrisponde a una singola frequenza della luce visibile. Esiste unicamente quando il sistema visivo percepisce simultaneamente le lunghezze d’onda del rosso e del blu, fondendole in un’unica sintesi percettiva. Ed è proprio dal concetto di miscela che derivano alcuni dei miti fondativi della casacca fiorentina. Indro Montanelli volle nobilitare la scelta rintracciandone l'origine nella storia cittadina, sostenendo che nel Trecento fossero stati proprio gli alchimisti fiorentini a sintetizzare chimicamente la tintura viola per la prima volta.

La leggenda popolare più nota, invece, racconta di divise biancorosse che dopo un lavaggio si stinsero fino a fondersi cromaticamente, una versione sostenuta persino dal magazziniere dell’epoca Ernesto Paroli. Malgrado la testimonianza diretta dell’epoca questa storia non può che essere una leggenda. Nonostante questo mito sia rimasto nell’immaginario popolare di generazioni di fiorentini esso risulta impossibile sul piano chimico e pratico in quanto l'unione del bianco e del rosso genera al massimo il rosa.

Nel volume “Il Fiorentino. Vita e opere del marchese Luigi Ridolfi”, Andrea Claudio Galluzzo ripercorre il legame tra Firenze e il viola partendo dall'origine della stessa Florentia, che fu chiamata così dai Romani in quanto al loro arrivo trovarono l’Arno cosparso completamente di giaggioli viola, in latino Iris Florentina. Non va dimenticato che il bisnonno del marchese, Cosimo Ridolfi, fu un importante botanico nel 1800, un elemento che potrebbe aver trasmesso al nipote una particolare sensibilità per la flora locale.

Un’ultima ipotesi suggerisce invece che la suggestione sia arrivata direttamente dalla guida tecnica. In quegli anni la panchina gigliata parlava ungherese, affidata a Károly Csapkay affiancato da Gyula Feldmann. Entrambi conoscevano da vicino una delle realtà più all’avanguardia della scuola danubiana: l’Újpest di Budapest, i cui colori sociali sono proprio il bianco e il viola. Non è da escludere che Ridolfi, che aveva osservato da vicino quelle divise in un’amichevole giocata pochi mesi prima, avesse accolto l’osservazione dei suoi ungheresi per dare una nuova identità alla Fiorentina.

Resta impossibile stabilire con certezza se il marchese Luigi Ridolfi avesse riflettuto a fondo sui significati simbolici di regalità, rarità ed eccentricità insiti in questa tinta oppure a tutti simbolismi sopra elencati quando lo scelse come colore societario. Qualunque sia stata la scintilla che spinse Ridolfi a quella decisione, il risultato fu la creazione di un simbolo identitario senza eguali. Da allora il viola guadagnò una nuova definizione: l'incarnazione di un popolo intero. Da quel giorno in poi, per chiunque mastichi calcio nel mondo, viola e Fiorentina sono un’unica entità.