Il 3 ottobre 1926 Firenze si svegliò sotto un cielo diverso. Fino alla stagione precedente, le domeniche calcistiche imponevano una rigida divisione: da una parte i "bianchi" del Club Sportivo Firenze, dall’altra i "rossi" della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas. Quell’autunno, l’antica rivalità lasciò il posto a un progetto unitario. Sotto la spinta decisiva del marchese Luigi Ridolfi da Verrazzano, i due club confluirono in una sola realtà sportiva: un fiore regalato alla città come gesto d’amore, un giglio destinato a raccogliere l'intera tifoseria sotto un'unica bandiera.
Il palcoscenico scelto per inaugurare questo nuovo capitolo fu il Velodromo di via Bellini, già casa della Libertas. Da quest'ultima proveniva gran parte dell'ossatura della squadra, affidata alla guida tecnica dell’ungherese Károly Csapkay, già allenatore-giocatore nell'annata precedente. La divisa non era ancora viola, colore che avrebbe debuttato solo nel settembre 1929, ma biancorossa a testimonianza delle due anime originarie del club.
Il calendario della prima giornata di Prima Divisione (Girone C) propose subito una sfida ad altissima tensione: il derby contro il Pisa. Una rivalità secolare che sul rettangolo verde vedeva i nerazzurri forti di una tradizione consolidata, a soli cinque anni dalla finalissima scudetto del 1921 contesa alla Pro Vercelli.
La partita fu intensa, ma nonostante una prima frazione di netta supremazia territoriale gigliata, fu il Pisa a sbloccare il risultato al 43’, gelando via Bellini in contropiede. La neonata Fiorentina rientrò negli spogliatoi sotto di un gol, mentre sugli spalti serpeggiavano i primi timori: la rosa era stata allestita in fretta e le amichevoli estive, un pareggio contro la Sampierdarenese e una sconfitta col Signa, avevano alimentato lo scetticismo della stampa cittadina, dubbiosa sulla tenuta della squadra in un campionato tanto competitivo.
Nella ripresa, però, i gigliati scesero in campo decisi a ribaltare l’inerzia del match. A guidare la rimonta fu Rodolfo Volk (all'epoca registrato come Bolteni per aggirare i vincoli del servizio militare), che firmò il pareggio ed entrò nella storia come il primo marcatore ufficiale del club. Travolto dalle continue invettive offensive biancorosse, il Pisa capitolò: prima incassò il raddoppio del viareggino Mario Baldini, poi il definitivo 3-1, siglato ancora da Volk, autore anche della prima doppietta gigliata.
Una vittoria che andò ben oltre i due punti in classifica, inaugurando un percorso sportivo e identitario destinato a segnare la storia di Firenze per i cento a venire.
