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ONE ON ONE: ALEKSANDR KOKORIN

09 settembre 2021

Crescere, diventare calciatore, maturare. Aleksandr Kokorin si racconta, a cuore aperto, tra la sua storia passata e gli obiettivi da raggiungere con la Fiorentina.

DIVENTARE KOKORIN

"Ricordo che cominciavo ad allenarmi molto presto. Non ricordo questi momenti, perché ero piccolo, ma cominciavo a giocare a calcio verso le 6 o le 7 di mattina, poi alle 10 mi recavo in una specie di centro sportivo, dove oltre ad allenarmi frequentavo la scuola. 

Ho anche vissuto da solo in un convitto. Poi per tutta la carriera ho continuato ad allenarmi. 

In genere avevamo due allenamenti tre volte alla settimana, allenamenti che in genere erano molto lunghi, di due o tre ore. Ma a volte andavo al centro sportivo anche di sera, per giocare con gli altri amici che vivevano là. 

La mattina andavo ad allenarmi, poi a scuola, poi tornavo ad allenarmi, e a fine giornata a dormire".  

DIVENTARE CALCIATORE E I SACRIFICI

"Ho capito che sarei diventato calciatore quando avevo 14, 15 anni. Prima giocavo ma senza capire, solo perché mi piaceva il calcio; in seguito ho capito che sarei potuto diventare un calciatore professionista. Poi ho debuttato a 17 anni. 

Non credo che sia stato così facile per me diventare calciatore, perché mi sono allenato per moltissimi anni, aspettando il momento di arrivare in prima squadra. Poi, quando sono arrivato in prima squadra, ho cercato di lavorare ancora di più per arrivare in nazionale. Quando sono arrivato in nazionale ho cercato di giocare bene, poi sono riuscito ad arrivare in un altro paese europeo. 

La mia prima squadra è stata la Dinamo Mosca, ma sono cresciuto nella Lokomotiv Mosca. Il talento dipende anche dal lavoro. Per quello che ho visto nella mia carriera, puoi avere tanto o poco talento, ma devi lavorare ogni giorno se vuoi ottenere dei risultati. 

Curare l’alimentazione, dormire, recuperare. Il recupero fisico è molto importante, intorno ai 24 anni ho iniziato a recuperare molto bene, ma prima non ne capivo l’importanza, perché quando sei giovane ti alleni, poi esci con gli amici… 

Dopo mi sono reso conto che se avessi iniziato a dare importanza al recupero fisico a 18 anni, magari avrei evitato alcuni piccoli infortuni, come quello recente. 

C’è anche da dire che prima non avevamo i macchinari che ci sono adesso, quando avevo 17-18 anni ad esempio non c’erano i macchinari laser.

Adesso a Firenze abbiamo una persona che si occupa di questo, che cura la nostra alimentazione e che predispone un menu specifico. Cerco di mangiare quello che mi raccomanda questa persona. 

Da giovane ovviamente mi piaceva mangiare qualche volta da McDonald's, o in qualche fast food. 

Mi piace la birra, quando capita ne bevo una dopo le partite.

La vodka non mi piace. Chi vive qui, o chi pensa alla Russia, pensa alla birra o alla vodka, ma sono falsi stereotipi. Ovviamente se ti piace la vodka la bevi, non importa se sei russo o italiano, ma ai russi non piace bere troppa vodka, una quantità normale. Lo stesso vale per il vino. In Italia vedo che è normale, quando si va a pranzo o a cena, bere un bicchiere di vino. In Russia mangiamo senza bere vino.

Curare l'alimentazione e il recupero è fondamentale".

IL CALCIO

"Il calcio è quello che so fare, credo sia la mia vita, perché mi alleno da 20 anni. Sì, credo che il calcio sia la mia vita.

È l’aspetto più importante della mia vita perché la maggior parte delle emozioni le provo quando gioco, quando segno, quando arrivo allo stadio e vedo il pubblico. 

Quello che vedo in Italia è che i tifosi sono fanatici per il calcio, perché tutti parlano della partita 2-3 giorni prima e 2-3 giorni dopo.

Gli ultimi mesi senza tifosi sono stati difficili. Credo sia stato il secondo periodo più significativo della mia carriera da questo punto di vista, perché nel 2018 ho avuto un infortunio grave, al legamento crociato, e ultimamente ho avuto questo problema muscolare, che non mi era mai capitato prima, per cui non capivo bene come riuscire a recuperare.

Il calcio è la mia vita". 

LA RUSSIA

"La Russia non mi manca, perché ho vissuto in Russia per molti anni. 

Sono nato a 600 km da Mosca, in una piccola città, e dopo aver iniziato la mia carriera mi sono trasferito a Mosca quando ero molto piccolo, avevo 10 anni. Poi ho vissuto a Mosca per 15 anni. 

Per questo non mi manca la Russia, perché ho vissuto in tutte le città più belle in Russia, conosco molto bene la Russia e voglio vedere alcune città europee. 

Se la Russia partecipa a una grande competizione, come il Mondiale o l’Europeo, ovviamente è molto importante per me, e conservo queste partite nei miei ricordi. Ho giocato nel campionato russo per 12 anni, i primi due o tre anni sono stati molto importanti perché ho cominciato a giocare, in seguito ho cominciato ad adattarmi, a capire come giocare in Russia. 

Ovviamente le grandi competizioni sono un ricordo importante per me". 

 

FIRENZE E I TIFOSI VIOLA

"Prima di firmare il contratto ho parlato con Barone, Pradè e tutti mi hanno detto che Firenze è una bellissima città. 

Quando sono arrivato ho notato che è una città ricca di storia, con molti bellissimi posti. 

Per quello che ho sentito durante gli allenamenti e in queste prime partite sono straordinari. 

Per quello che ho visto finora, e lo dicono tutti, quando i tifosi avranno la possibilità di tornare allo stadio a Firenze, con lo stadio pieno sarà straordinario". 

L’ITALIANO

"Prima di arrivare a Firenze in Italia ero stato solo a Milano, per una piccola vacanza di due-tre giorni, poi nel 2012 ho trascorso due mesi a Roma, dopo un infortunio.  

Avevo iniziato a imparare l’italiano, ma ho qualche problema. Come dicevo sono stato a Roma, ma poi ero tornato a Mosca quindi con l’italiano ho ancora qualche problema. Adesso ho in programma di continuare, ho iniziato a studiare online e non appena rientrerò continuerò.

Capisco molte parole ma non capisco come strutturarle. Capisco quello che vuole il mister e che cosa dicono i miei compagni, ma per ora capisco e basta.

Parlo un pò di più con Dragowski, perché è polacco, quindi di un paese non molto distante dalla Russia. Lui mi capisce visto che la lingua polacca è molto simile al russo. Parlo anche con Dusan Vlahovic e Milenkovic, anche con loro ci capiamo molto bene, con loro parlo anche in inglese.

Quando voglio parlare mi sforzo di farlo in italiano o in inglese". 

OBIETTIVI PERSONALI 

"Per me adesso l’obiettivo più importante è quello di essere pronto, dal punto di vista fisico, e di giocare. Non mi interessa se da attaccante, a destra, a sinistra, al centro, da difensore. 

Vorrei solamente giocare e trovare continuità". 

LA FAMIGLIA

"Per me la famiglia viene prima del calcio. Nella mia vita ci sono queste due opzioni e se la mia famiglia sta bene, riesco a concentrarmi sul calcio.  

 Quando è nato mio figlio sono cambiato, perché prima non capivo la vita al 100%.  Quando è nato mio figlio ho cominciato a comportarmi da padre, voglio giocare con lui…

La mia vita è più incentrata su di lui, trascorro la maggior parte del tempo a casa. Prima, quando non avevamo il bambino, magari potevamo passare meno tempo a casa, andavamo al cinema o al ristorante. Da quando è nato, di solito stiamo a casa.

Ho vissuto con i miei genitori per 9 anni, è stato un momento importante della mia vita.

Come dicevo la mia famiglia, ovvero mio padre, mia madre, mio fratello, mia moglie e mio figlio, è l’aspetto più importante".   

ESSERE FAMOSO

"In Russia per me è molto difficile, perché anche quando commetto dei piccoli errori le persone ne parlano come se fossero un grosso problema. Magari faccio qualcosa che penso sia giusto per me, ma le persone che mi seguono pensano che non sia giusto. 

Ovviamente prima di fare qualcosa devo pensare a quello che faccio. 

Sarei un essere umano come tutti gli altri ma quando sei un calciatore professionista a volte inizi a essere molto famoso e devi pensare bene a quello che stai facendo".

L’AMICIZIA NEL CALCIO

"Sono fortunato da questo punto di vista. Ho alcuni amici nella piccola città dove sono nato, cerchiamo di passare del tempo insieme e non abbiamo nuovi amici. 

Ho molti amici nel calcio in tutto il mondo, perché quando giocavo in Russia avevamo molti giocatori o allenatori stranieri, ad esempio allenatori italiani, oppure giocatori che ho conosciuto disputando partite internazionali con la maglia della Russia, ad esempio contro la Francia.

Ho fatto molte amicizie". 

GLI HATER 

"Credo che il nostro mondo sia un po’ questo, quando sei ricco le persone che ti odiano, i cosiddetti “hater”, sperano di vederti cadere in basso. 

Ho molti “hater”. Ed è per questo che devo pensare bene a quello che sto facendo. Magari faccio dei piccoli errori, ma tutti ne parlano come se fossero un grosso problema.

Quando un calciatore parla deve pensare bene a quello che dice, quando fa qualcosa deve pensare bene a quello che fa. Se ad esempio dopo la partita vai al ristorante, devi capire che magari c’è qualcuno che ti fotografa, e da lì può nascere un problema, non solo a livello sportivo, ma anche familiare. 

Credo che un calciatore debba essere intelligente e capire bene tutte le situazioni". 

MENTALITÀ VINCENTE

"Voglio vincere ogni volta che gioco. 

Anche in allenamento, e ogni volta che gioco: non importa se gioco a calcio, a ping pong, a basket o alla PlayStation, voglio sempre vincere, non mi piace perdere. 

Se gioco alla PlayStation contro mio figlio ovviamente no.

Delle volte dopo una sconfitta vuoi staccare e rilassarti, è vero, ma nel mio caso quando perdo una partita non sono di buon umore e preferisco restare a casa.

Voler vincere sempre, questa è la mentalità giusta".

L’IDOLO

"Ronaldo Nazario, il Fenomeno. Ho quasi sempre indossato il numero 9 da quando l’ho visto giocare, per cercare di imitarlo. 

Ho sempre pensato che fosse un giocatore straordinario, nonostante abbia smesso di giocare e ci siano molti altri calciatori,
il mio modello è sempre stato solo Ronaldo".

LA MATURITA’

"Sono tranquillo, prima ero più emotivo, rispondevo se i giornalisti parlavano di me, ma ora sono molto tranquillo, penso solo ad allenarmi. 

Ora penso solo ad allenarmi e ad ascoltare quello che mi chiedono l’allenatore o i dirigenti, o quello che vuole la mia famiglia.

Ora sono più maturo". 

LA FIORENTINA

"Per me qui è un ambiente fantastico. 

Penso al centro sportivo, dove abbiamo sia le strutture di allenamento che gli uffici della Fiorentina, quindi il Presidente Commisso e Barone ci sono molto vicini…non ho mai visto nulla di simile. In Russia abbiamo strutture separate, le strutture di allenamento sono le strutture di allenamento, gli uffici sono gli uffici. C’è meno vicinanza. 

È molto bello. Ad esempio, penso anche allo chef che arriva e mi chiede “Koko, che cosa vuoi mangiare?”. Duccio è fantastico.

Ovviamente vorrei vincere un trofeo con la Fiorentina se possibile. Secondo me la Fiorentina ha giocato bene anche lo scorso anno, meno bene in alcune partite, e credo che la posizione finale in classifica non rispecchi il valore della squadra. 

Questo deve cambiare a partire da quest’anno, dobbiamo cercare magari di arrivare in zona Europa League, vincere la Coppa Italia, se possibile. 

Personalmente preferisco uno stile di gioco più aggressivo, più offensivo, e per quello che sto vedendo in questa Fiorentina anche l’allenatore la pensa così". 

IL TEMPO LIBERO

"Adesso, ovviamente, vivo in un nuovo paese e quello che mi piace fare in Italia, se possibile, è prendere il treno per visitare alcune nuove città. Quando avrò tempo vorrei andare a Venezia. 

Poi sicuramente cominciare a imparare meglio l’italiano. Poi abbiamo tre cani, quando ho del tempo libero li porto in un bellissimo posto, che non avevo mai visto prima, dove è anche possibile lavarli…

Per quello che vedo, in Italia tutti hanno uno o due cani, alla gente piacciono molto gli animali".  

LO STILE E LA VITA PRIVATA

"Indosso sempre le maniche lunghe ma non perché abbia freddo, è più per stile, non per il freddo. Il clima in Italia è perfetto, mi piace anche quando piove. Mi piace la pioggia normale.

Credo che tutti i calciatori, tutti gli atleti, con i primi guadagni vogliano essere alla moda, acquistare auto…ero così quando avevo 21-22 anni, per me adesso è più importante mio figlio. Quando ero più giovane avevo molte auto, tutte auto famose, ma poi questo non mi trasmetteva più emozioni per cui ho smesso di acquistarne. Poi, come detto, è nato mio figlio Michael. 

Io e mia moglie stiamo insieme da molto tempo. E il bambino ha 4 anni adesso, tra 2-3 anni andrà a scuola. 

Potremo rilassarci un po’".  

Intervista di Vieri Capretta

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