Un centravanti anacronistico. È forse questa la miglior descrizione possibile per Mateo Pellegrino, l’uomo che rappresenta il pericolo numero uno per la Fiorentina in vista della sfida contro il Parma. In un calcio popolato da attaccanti sempre più mobili e "associativi", l’argentino continua a nobilitare la tradizione dei classici numeri 9.
Dall'inizio della sua carriera, Pellegrino convive con l'inevitabile etichetta di figlio d'arte. Suo padre Mauricio è stato un pilastro della difesa di Barcellona, Liverpool e Valencia, oltre ad aver collaborato con Rafa Benítez ai tempi dell'Inter (quando Cristian Chivu era ancora un calciatore in attività). Ed è proprio qui che la storia si intreccia: se con Pecchia il giovane Mateo faticava a trovare spazio, a puntare su di lui è stato proprio quel Chivu che babbo Mauricio aveva allenato in nerazzurro.
Dopo averlo testato nei finali di gara contro Bologna e Udinese, Chivu ha scelto di lanciarlo nella mischia al 55' della sfida contro il Torino al posto di Bonny. La risposta? Una doppietta fulminante e il premio di migliore in campo, che ha definitivamente lanciato la sua stagione.
Dotato di una stazza imponente (192 cm), Pellegrino sfrutta la fisicità per dominare la propria zona di competenza. Questo strapotere atletico è la sua arma principale: non solo gli permette di sopperire ad alcuni limiti tecnici, ma lo rende il vero perno dei meccanismi offensivi di Cuesta.
Sebbene non partecipi attivamente alla costruzione della manovra, la sua sola presenza fisica costringe spesso gli avversari al raddoppio, liberando spazi preziosi per l'inserimento dei trequartisti. In fase di possesso, il suo compito è chiaro: protezione del pallone per alleggerire la pressione e far salire il baricentro della squadra.
Il suo habitat naturale restano però gli ultimi sedici metri. Sgomitando e lottando con i difensori, l’argentino ha già messo a referto sette reti, di cui quattro di testa: una specialità, quest'ultima, nella quale primeggia in Serie A al pari di Lautaro Martínez. Il suo dominio aereo è certificato dai dati: in questo campionato, solo Idrissa Touré ha vinto più duelli ad alta quota.
Questi numeri pesano ancora di più se contestualizzati nel momento del Parma, che ha realizzato appena 20 marcature totali e vede in lui il terminale offensivo quasi esclusivo.
Pellegrino è un attaccante capace di "eclissarsi" dal match per lunghi tratti, per poi farsi trovare pronto e letale nel momento cruciale. Tuttavia, la sua attitudine alla battaglia emerge anche in fase di non possesso, risultando uno degli attaccanti che recupera più palloni nella trequarti avversaria.
In definitiva, parliamo di un calciatore intelligente: un atleta che conosce i propri limiti e li trasforma in punti di forza attraverso una presenza fisica straripante e un senso del gol d'altri tempi.
