Struttura fisica imponente, attitudine alla battaglia, dominio aereo e fiuto da gol da classico numero 9. Questo è Mateo Pellegrino.
All’anagrafe Mateo Pellegrino Casalánguida, nasce a Valencia il 22 ottobre 2001. Le sue prime esperienze calcistiche si intrecciano con quelle del padre Mauricio, ex difensore di Barcellona, Liverpool e Valencia, dal quale erediterà anche la nazionalità argentina. Il classe 2001 muove i primi passi nel settore giovanile del Valencia, per poi seguire il padre all’Inter, dove Mauricio era il vice allenatore sotto la gestione di Rafa Benítez: un dettaglio, questo, che si rivelerà centrale più avanti. A 16 anni torna in Argentina per completare il proprio percorso di crescita nel Vélez Sarsfield, lo stesso club che aveva lanciato il padre. A differenza di quest'ultimo, prima di compiere il salto verso l'Europa, Mateo gioca in prestito al Platense e all'Estudiantes, attirando l'attenzione del Parma, che decide di scommettere su di lui.
Pellegrino arriva in Italia quando i gialloblù sono guidati da Fabio Pecchia, tecnico con cui trova poco spazio. Ed è qui che l’incrocio nerazzurro torna utile: è infatti il successore di Pecchia, Cristian Chivu, allenato proprio da Mauricio all'Inter nel 2010, a concedere fiducia al ragazzo. La scommessa viene ripagata sul campo: dopo due brevi apparizioni contro Bologna e Udinese, Chivu lo lancia al 55’ contro il Torino. L'argentino risponde con una doppietta decisiva e il premio di migliore in campo.
Lo scorso anno, ovvero la sua prima stagione completa da professionista in Italia, si chiude con un bottino di 12 gol e 1 assist in 39 presenze tra tutte le competizioni. Numeri che se contestualizzati nel contesto del Parma guadagnano ulteriore importanza considerando che i gialloblù sono reduci da un'annata da 28 reti complessive che lo pongono come il terzo peggior attacco del campionato a pari merito con il Lecce.
Pellegrino è un attaccante dotato di una stazza imponente di 192 cm, che rappresenta il suo principale punto di forza. Sfrutta questa fisicità sia all'interno dell'area di rigore, come testimoniano i 6 gol messi a segno di testa nella passata stagione (nessuno come lui in Serie A), sia in fase di possesso dove la sua stazza gli permette di compensare qualche limite tecnico in fase di palleggio e di proteggere al meglio la sfera. La sua attitudine alla lotta si conferma anche nella fase difensiva, dove si distingue come il primo difensore della squadra, sempre pronto al duello per riconquistare la sfera nella trequarti avversaria.



