Alla scoperta di João Mário - 
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03 ago 26 / 18:54

Alla scoperta di João Mário

Un inizio di carriera interamente legato alla maglia del Porto, dove ha messo subito in mostra le sue qualità principali: rapidità, spinta costante sulla fascia per andare al cross e un'aggressione alta sui portatori di palla avversari; caratteristiche che lo hanno portato a vincere tutto in Portogallo prima del suo approdo in Italia: questo è João Mário.

All’anagrafe João Mário Neto Lopes, nasce il 3 gennaio 2000 a São João da Madeira, a due passi da Porto. Il pallone è parte del lignaggio familiare: il padre Mário Jorge,  allenatore di diverse squadre giovanili locali, gli trasmette fin da piccolo non solo la passione per questo sport, ma anche il valore del lavoro e della disciplina.

I primi calci li tira nel Sanjoanense, squadra della sua città, ma bastano poche giocate tra corsa e dribbling per attirare l'attenzione del Porto che lo tessera nel 2009. Da lì inizia una trafila lunghissima fino alla stagione 2019/2020, quella del grande salto in prima squadra dove si consacra grazie a un’intuizione di Sérgio Conceição. Il tecnico arretra il raggio d’azione del ragazzo trasformandolo da ala pura a terzino di spinta, ruolo nel quale collezionerà 181 gettoni impreziositi da 5 gol e 26 assist con la maglia dei Dragões.

Dopo aver vinto tutto in patria (due campionati, quattro Coppe di Portogallo, una Coppa di Lega e tre Supercoppe), nel 2025 arriva la chiamata della Juventus. L'impatto a Torino però non è semplice e non riesce a trovare spazio che invece trova a Bologna: con Vincenzo Italiano ritrova brillantezza e fiducia, collezionando 15 presenze, tutte da titolare, e 2 reti.

Dal punto di vista tattico, João Mário è un profilo di grande duttilità: la formazione da attaccante e la capacità di calciare con entrambi i piedi gli permettono di agire senza problemi su entrambe le corsie esterne, come dimostrato durante l'esperienza in rossoblù. È un giocatore a cui piace avere il pallone tra i piedi e che gestisce bene la pressione avversaria grazie a un'ottima tecnica nel palleggio. Predilige ricevere la sfera largo sul campo per accompagnare la manovra ed alzare il baricentro della squadra dalla trequarti in su. Negli ultimi trenta metri ricerca costantemente lo spazio libero per sfruttare la rapidità in progressione: una volta arrivato nei pressi dell’area di rigore mette in mostra il pezzo forte del repertorio, ovvero traversoni bassi e tesi ideali per favorire l'inserimento delle punte.

In fase di non possesso tende ad andare in pressione alta dove sfrutta la sua rapidità nel breve per chiudere rapidamente le linee di passaggio o per affondare il tackle, stroncando sul nascere le ripartenze avversarie.


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