Storia Viola - Più di un semplice portiere: Seba Frey - 
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14 gen 26 / 18:41

Storia Viola - Più di un semplice portiere: Seba Frey

Probabilmente il suo nome e cognome non sono mai stati pronunciati correttamente, o quanto meno gli accenti alla francese hanno cozzato con la parlata fiorentina più degli avversari sui suoi guanti. Ma per tutti e comunque lo si voglia pronunciare, Sébastien Frey, rimane un grosso pezzo di cuore viola; incastonato in una carriera che, al di qua delle Alpi rispetto al versante in cui è nato, lo ha visto protagonista anche con le maglie di Inter e Parma, senza dimenticare la gemellata Verona. 

 Nasce a Thonon-les-Bains, in Alta Savoia, il 18 marzo 1980, se vi chiedete come arrivarci, è praticamente dall’altra parte del lago rispetto a Losanna (sì, non un bellissimo recente ricordo della Fiorentina). Ma più che sul lago la sua carriera nasce e si sviluppa in riva al mare, quello più noto per la ‘Croisette’ che per il calcio. A Cannes si forma e a 17 anni esordisce in prima squadra. È un vero "figlio d'arte": suo padre era un portiere, mentre il nonno un difensore centrale. Se il fratello Nicolas sceglierà di seguire le orme del nonno, Sébastien decide invece di ricalcare la carriera paterna. L’Inter lo nota e lo porta giovanissimo in Italia, poi si fa le ossa a Verona dove incontra proprio mister ‘Cesare’ che lo porta anche a Parma come fedelissimo.

Arriva a Firenze nel 2005, diventando uno dei pilastri dell'indimenticabile "era Prandelli" e vestendo i colori gigliati fino al 2011. I colori spesso li porta anche sui capelli che diventano riconoscibili fin dalla presentazione (in realtà in quel momento sono in tre ad essere annunciati contemporaneamente, un giovanissimo Pasqual e il più maturo Brocchi, tanto che la prima foto ufficiale li vede tutti e tre insieme). Frey fu scelto dalla Fiorentina per le sue straordinarie doti tecniche: reattività prodigiosa abbinata a un senso della posizione impeccabile; non era un incubo per gli attaccanti solo sulle conclusioni dalla distanza, ma risultava pressoché insuperabile anche negli uno contro uno. È ricordato, inoltre, come un eccellente pararigori: chiedete all’Everton (o andate rivedervi su youtube la sintesi), che ne sa qualcosa di quella notte incredibile al Goodyson Park negli ottavi di Coppa Uefa.

 Ritornando dal Merseyside - più tardi ci ripassiamo nell’articolo in ogni caso - in riva all'Arno, il portiere francese ha collezionato 218 presenze subendo appena 222 gol. Cifre che non solo lo collocano nell’Olimpo dei migliori numeri uno della storia viola. Ma il suo impatto va oltre i confini di Firenze: con 446 gettoni totali in Serie A e 125 clean sheet, il francese ha riscritto le gerarchie dei portieri moderni. Ad oggi, resta il quarto calciatore straniero per presenze nella storia del nostro campionato, un traguardo che lo vede sfilare accanto a nomi come Pandev, Handanovic e Zanetti.

 Tuttavia, le statistiche non bastano a descrivere il suo impatto: Frey è stato, prima di tutto, un leader carismatico. Prandelli lo volle fortemente per guidare un gruppo giovane che, negli anni a seguire, avrebbe regalato enormi soddisfazioni alla tifoseria. Sotto la sua guida tra i pali, la Fiorentina raggiunse per due volte consecutive il quarto posto (2007/08 e 2008/09) e brillò in Champions League, arrivando agli ottavi di finale nel 2009/10, quando il sogno si infranse contro il Bayern Monaco tra mille polemiche arbitrali. Il nome Ovrebo vi risveglia ancora incubi sopiti a 16 anni di distanza? 

Il legame viscerale con il popolo viola si cementò già nella prima stagione. Il 10 gennaio 2006, durante un match di Coppa Italia contro la Juventus, Frey subì un grave infortunio al ginocchio a seguito di un impatto con Zalayeta. Quell'uscita coraggiosa e disperata, simbolo di un sacrificio estremo contro i rivali di sempre, gli costò il resto della stagione ma gli garantì un posto eterno nel cuore dei tifosi. Anzi furono proprio le parole e i consigli di un ex viola che di problemi alle ginocchia ne sapeva qualcosa a renderlo ancora più sicuro e forte di poter tornare ai suoi livelli. Parliamo di Roby Baggio e della dottrina buddista. Un percorso spirituale che gli permise di attraversa la convalescenza e la riabilitazione con la mentalità giusta. 

Nonostante la gravità del trauma, Frey tornò più forte di prima. Eppure fu anno che partì in maniera decisamente negativa, prima a causa dell’infortunio non fu convocato per il Mondiale del 2006. Poi dovette scegliere, insieme a tutto il gruppo, di partire per il ritiro estivo con la squadra virtualmente in Serie B a causa delle vicende di calciopoli: infine l’annata sportiva partì con due sconfitte consecutive (Inter e Livorno) e la penalizzazione a -19. Eppure proprio con la sua forza d’animo insieme a tutto il gruppo segnò la rimonta storica che riportò la Fiorentina in Europa in maniera assolutamente impronosticabile e firmò la sua miglior stagione in maglia viola, subendo solo 31 reti in 38 partite e rendendo quella viola la miglior difesa del campionato

Protagonista assoluto in notti europee leggendarie, come contro il Liverpool o nella storica prestazione al Franchi contro il Lione, Frey difese la porta gigliata fino al 3 novembre 2010, data del suo secondo grave infortunio ai legamenti. Rientrato nell'aprile successivo, salutò Firenze nell'estate del 2011, lasciando un ricordo indelebile come uno dei portieri più forti e amati della storia del club.